22 marzo Giornata mondiale dell’acqua - L’acqua che (non) vediamo: dallo spreco alle insidie nel nostro bicchiere.

L’edizione di quest’anno della giornata mondiale dell’acqua

La giornata mondiale dell’acqua è una ricorrenza creata nel 1992 e celebrata dal 1993 dall’ONU con lo scopo di sensibilizzare sui temi idrici, invitare ad agire a riguardo e promuovere una gestione sostenibile delle risorse.

Quest’anno il tema è Water end Gender, e si prefissa di analizzare l’accessibilità alle risorse idriche in base alle differenze di genere, infatti è in molti posti preclusa o limitata alle donne e alle ragazze. 

Dove vi sono difficoltà a reperire risorse idriche, il genere femminile è più colpito, e subisce in maniera più diretta, la mancanza di risorse o la difficoltà di approvvigionamento.

Dove l’acqua non è una risorsa accessibile, per poterla reperire, spesso vengono impiegate le donne e le ragazze, mandate, da sempre a “raccogliere” l’acqua al pozzo più vicino, che nella migliore delle ipotesi dista parecchi chilometri, questo porta ad avere un impegno quotidiano che toglie alle donne la possibilità di lavorare e guadagnare, portando a maggiore povertà e minore indipendenza, con tutto quello che ne consegue, alle le ragazze e le bambine invece viene preclusa in questo modo l’istruzione, segnando sin da piccole un destino che si ripete generazione dopo generazione.

Il paradosso del rubinetto

Questo dovrebbe farci pensare, soprattutto quando, con estrema facilità apriamo un rubinetto, dal quale poter bere, e addirittura ci permettiamo di lasciar scorrere l’acqua che esce. 

Da noi l’acqua è stata potabilizzata tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900 grazie all’utilizzo del cloro e distribuita tramite le reti idriche pubbliche.

Per noi è normale: apriamo il rubinetto, beviamo, ci laviamo, laviamo i nostri vestiti e le nostre case, tutto con la stessa acqua.

In tantissimi paesi del mondo questo non accade: i panni si lavano al fiume, se questo è presente, o non si lavano affatto, anche l’igiene personale viene effettuata con mezzi di fortuna. Per l’acqua da bere invece è tutto molto più complicato. Vi sono pochi pozzi o luoghi di distribuzione, non capillarmente presenti sul territorio, molto spesso molto lontani, e l’acqua a disposizione è poca per molti.

Il paradosso della qualità

Nei posti in cui l’acqua non è presente l’ulteriore problematica è che non è potabilizzata, ed inquinata principalmente microbiologicamente.

L’acqua non è sicura, e deve essere fatta bollire, oppure si hanno gravi problemi di salute quali dissenterie croniche, colera, salmonellosi e epatiti. 

Un’altra problematica di inquinamento delle acque in aree con difficoltà di approvvigionamento spesso sono i metalli pesanti provenienti da residui bellici quali piombo, cadmio, arsenico etc…

Nelle aree industrializzate, in cui l’acqua potabile è data per scontata però non dobbiamo pensare di essere immuni all’inquinamento chimico: metalli pesanti, pesticidi e inquinanti eterni e microplastiche sono le problematiche più diffuse e delicate.

Gli inquinanti eterni e le microplastiche

Negli ultimi anni il problema degli PFAS e delle microplastiche sono emersi come urgenti, anche nelle passate edizioni della giornata mondiale dell’acqua sono state citate molte volte, soprattutto quando si è parlato di qualità dell’acqua.

Gli Pfas, questi inquinanti eterni sono sostanze utilizzate nella lavorazione di molti materiali e vengono impiagati per molti usi, rendono i materiali impermeabili, resistente agli olii, morbidi, antiaderenti. 

I residui della produzione si infiltrano nelle falde acquifere, inquinando i siti in cui vi sono le fabbriche che le utilizzano.

L’esposizione, soprattutto se assunti tramite l’acqua, a queste sostanze può portare a patologie serie e gravi come tumori, danni al fegato e alla tiroide, a danni del sistema immunitario, e al sistema riproduttivo, colesterolo alto e interferenza sui vaccini.

Le microplastiche sono piccolissime particelle di plastica, derivanti dalla distruzione della plastica, come lo sfregamento delle gomme sull’asfalto, i microfilamenti dei tessuti tecnici e l’erosione delle bottigliette di plastica nei mari, e nel terreno quando vengono smaltite in maniera scorretta. 

Sono state trovate praticamente ovunque, persino nel ns sangue e nella placenta. 

Le ingeriamo tramite il cibo, le respiriamo, e le beviamo tramite l’acqua. 

Un altro paradosso

Evitare l’utilizzo della plastica sarebbe un enorme vantaggio per noi e per il pianeta, sia a livello generale, ma nello specifico per abbattere la diffusione delle microplastiche. 

Pensiamo solo alla classica bottiglietta d’acqua, che già ha rilasciato microplastiche nell’acqua che conteneva, perché conservata ad alte temperature e grazie alla plastica dura del tappo che si erode aprendolo e chiudendolo, e viene gettata per strada. 

Da li finisce in mare, il calore e il continuo sfregamento crea altre micro particelle che si disperdono in mare, con il tempo la plastica si rompe e le particelle da grandi pezzi diventano sempre più piccole.

Per fare questo “percorso” ci vogliono molti anni, ma già sta accadendo. Inoltre, galleggiando e seguendo le correnti questi materiali plastici si accumulano in aree specifiche creando “Isole di plastica galleggianti” che invadono i nostri mari, molto spesso sono a largo dei paesi di cui abbiamo parlato precedentemente, che non sanno neppure cosa sia una bottiglietta d’acqua e ne subiscono comunque l’inquinamento.

Cosa possiamo fare per preservare l’acqua del nostro pianeta?

Uno degli scopi della giornata mondiale dell’acqua è l’invito ad azioni concrete. 

Sicuramente dal punto di vista pratico dobbiamo promuovere le disuguaglianze di genere e aiutare come possiamo i progetti che rendono più accessibile a tutti l’acqua, senza discriminazioni di genere o di altro tipo.

Eliminare il più possibile l’uso della plastica e degli PFAS, sia a livello personale, sia facendo pressioni sui nostri governi, in modo che attuino delle norme per la bonifica e per limitare l’utilizzo di queste sostanze. 

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